Questo affresco era uno degli otto (ne sopravvivono solo tre) che decoravano il palazzo di Pandolfo Petrucci, signore di Siena. Petrucci li commissionò in occasione del matrimonio di suo figlio con la nipote di papa Pio III.
La scena raffigura un episodio dell’Odissea di Omero: Penelope è al telaio, in fedele attesa del ritorno di Ulisse, mentre i pretendenti, raffigurati in fila per attirare la sua attenzione, la corteggiano. Lei aveva giurato di risposarsi solo dopo aver terminato la sua tessitura, disfacendola di nascosto durante la notte. La figura centrale che alza il dito (probabilmente suo figlio Telemaco) sembra rivolgersi a lei, circondata dai pretendenti in abiti eleganti e colorati, alcuni con riccioli alla moda o in posa con un falco.
Un uomo che impugna un bastone da viaggio si distingue dalla folla; le sue vesti rosse e blu richiamano l’arco e le frecce sopra la testa di Penelope. Ciò prefigura probabilmente il ritorno di Ulisse travestito da mendicante, quando impugnerà il suo arco e ucciderà i pretendenti.
Le scene sullo sfondo mostrano ulteriori episodi: la nave di Ulisse con lo stemma dei Petrucci; le sirene che attirano i marinai verso la loro rovina mentre Ulisse, legato all’albero maestro, le ascolta al sicuro; e la tana costiera di Circe circondata da maiali (raffigurati come i locali maiali di razza Cinta Senese) che in realtà sono l’equipaggio di Ulisse trasformato dalla sua magia.
Il soggetto si prestava bene a una celebrazione nuziale, con Penelope come ideale di fedeltà. Probabilmente Pandolfo vi trovò una risonanza anche nella sua storia personale: come Ulisse, aveva infatti conosciuto l’esilio, essendo stato bandito da Siena negli anni Novanta del XV secolo.
P.S. Ecco altri esempi dell’Odissea nell’arte!
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Pinturicchio