A prima vista, l’immagine sembra una classica fotografia in studio di una scultura. Lo sfondo nero isola nettamente la forma: l’oggetto in pietra appare slegato da qualsiasi contesto specifico, come se fosse esposto in un museo. Solo dopo un attimo qualcosa comincia a turbarci. In questa fotografia della serie Tracce dell'artista concettuale polacco Mariusz Hermanowicz, emergono dettagli sorprendenti: crepe, perdite, piccoli fori sparsi sulla superficie della pietra. Questi difetti non sono una texture decorativa, né sono semplicemente il risultato del naturale scorrere del tempo. Assomigliano a ferite, cicatrici lasciate dai proiettili. Da qui deriva il titolo dell'intera serie: Tracce.
Hermanowicz ha documentato la distruzione bellica a Varsavia risalente alla Seconda Guerra Mondiale, ma ha deliberatamente evitato una rappresentazione letterale nell’affrontare questo difficile argomento. Piuttosto che ampie vedute di rovine, si è concentrato su frammenti di realtà: sezioni di muri, dettagli di sculture. Qui ha scelto una superficie di pietra che, vista da vicino, inizia a evocare la pelle umana. L’artista dimostra che la fotografia non ha bisogno di raffigurare direttamente il corpo umano per parlare di sofferenza e transitorietà.
L'immagine è una sottile testimonianza della violenza bellica: la pietra sostituisce il tessuto urbano e la sua “pelle” porta i segni della storia.
P.S. Scoprite altre rare fotografie d'archivio al Museo Virtuale di Fotografia della Fondazione Archeologia della Fotografia.
P.P.S. Siete curiosi di sapere come gli artisti hanno rappresentato la bellezza del corpo umano nell'arte? Date un'occhiata al nostro set di 50 cartoline Nudi nell'Arte. ;)
P.P.P.S. Uno dei fotografi più famosi che ha documentato la Seconda Guerra Mondiale era in realtà un americano che lavorava per... la rivista Vogue. Esplorate le atrocità della guerra attraverso l'obiettivo surrealista di Lee Miller!
Mariusz Hermanowicz