Guardate questo dipinto. Non è un po’ strano?
L’opera di oggi è uno di quei complessi dipinti allegorici ed esoterici che andavano di moda presso la corte di Ferrara all’inizio del XVI secolo. Presso questa corte erano presenti grandi scrittori, tra i quali spiccava Ariosto. L’ispirazione letteraria per questo dipinto proviene dagli Intercenales del famoso architetto Leon Battista Alberti, che il pittore ha reinterpretato qui in chiave onirica.
Dosso Dossi costruisce un dipinto con tre figure principali legate l’una all’altra da riferimenti continui, in una struttura che ricorda l’arte veneziana ma più densa di simboli e messaggi nascosti, che addirittura oscurano la bellezza delle figure e del paesaggio, qui ridotti a sintetico indizio contro un cielo nuvoloso.
Sulla sinistra Giove, riconoscibile dalle saette ai suoi piedi, è raffigurato durante un atto creativo, cioè dipingere farfalle su una tela. La farfalla è un simbolo della volatilità del pensiero, proprio come l’arcobaleno che appare dietro il cavalletto è simbolo dell’evanescenza delle idee. Dipingendo, Giove suggerisce che all’origine di ogni creazione debba esserci un’idea ispiratrice, legata a un concetto di ordine universale. La sua tunica rossa, scenograficamente illuminata, crea una forte macchia di colore che si collega al tessuto, dello stesso colore, sul quale siede Mercurio, la seconda figura centrale. Anche i suoi attributi sono chiari: l’elmo alato (petasos), i sandali alati e il caduceus d’oro, che rappresenta il suo potere esoterico di addormentare e svegliare i viventi. È il dio del sonno e la guida dei sogni (dux somniorum), e il suo gesto di evocare il silenzio vuole arginare l’impetuosità della terza figura – la donna che si sta avvicinando alla soglia dell’Olimpo.
In passato è stata spesso identificata come Virtù, ma non ne possiede i connotati iconografici; la sua immagine corrisponde di più a quella di Aurora, l’alba, come dimostrano gli attributi tipici: la corona di fiori sul capo, le ghirlande ad adornare le braccia nude, e una veste fluttuante agitata dal vento. Secondo una tradizione che ritroviamo perfino in Dante, Aurora è colei che, al suo apparire mattutino, disperde il sonno, e Mercurio vuole quindi impedirle di entrare nell’Olimpo perché vuole proteggere il sonno di Giove, il quale sta dipingendo con gli occhi chiusi. Dossi, seguendo l’analogia platonica tra sogno e pittura, allude al fatto che il re degli dei stia sognando. Giove ha le sembianze del duca Alfonso I, e il dipinto – destinato alla camera da letto del duca nel castello del Belvedere – è una difesa allegorica del sonno e del sogno, in uno spazio dedicato al riposo e ai divertimenti del signore estense, sovrano di Ferrara.
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Dosso Dossi