Immaginate questa scena: siamo nel pieno dell’età d’oro del realismo danese, quando ai pittori veniva chiesto di ritrarre pescatori, contadini e la nobile dignità del lavoro quotidiano… e poi Agnes Slott-Møller vi presenta una donna che vola sul mare con ali d'uccello prese in prestito.
La protagonista è Blidelil, una fanciulla di cui si racconta in un’antica ballata popolare danese. Fu stregata da un uomo misterioso di nome Tidemand, che le inviò delle rose incantate per farla innamorare di lui. Sotto il suo incantesimo, Blidelil prese in prestito le ali della sorella per librarsi sull’acqua e trovarlo, senza sapere che la storia sarebbe finita in tragedia per entrambi. Slott-Møller immortalò la storia nel suo momento più sospeso e pieno di speranza: l’istante tra il desiderio e il disastro.
Slott-Møller, lavorando al fianco del marito Harald, era affascinata dal Medioevo e dalle ballate popolari in un’epoca in cui la maggior parte dei suoi colleghi danesi dipingeva la vita moderna. Ispirata dagli artisti inglesi che esploravano territori simili (si pensi al medievalismo preraffaellita, lo stesso universo estetico che oggi ci regala giochi fantasy e serie televisive come Il Trono di Spade), si è ritagliata una propria strada: ricca di simbolismo e pathos.
C’è anche qualcosa di silenziosamente ribelle sotto la superficie della fiaba. Intorno al 1900, il ruolo delle donne era fortemente messo in discussione, e Slott-Møller (lei stessa un’artista indipendente e professionista) sembrava attratta da eroine dotate di più ardore e autonomia di quanto il XIX secolo consentisse tipicamente alle proprie donne.
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Agnes Slott-Møller