Una giovane donna siede da sola nel suo palco a teatro, con lo sguardo rivolto altrove, come se qualcosa appena fuori campo avesse catturato la sua attenzione. Alle sue spalle, uno specchio dissemina sull’abito i riflessi delle balconate dorate e della luce dei lampadari. Se guardate attentamente, noterete il contrasto: il viso e i gioielli della ragazza sono resi con precisione realistica, mentre la folla attorno a lei si dissolve in tratti liberi e scintillanti di pastello e guazzo. È un’ordinaria serata all’Opéra di Parigi vista attraverso gli occhi di Mary Cassatt.
Cassatt arrivò a Parigi nel 1866 e ben presto fece la conoscenza di Edgar Degas, che la invitò a esporre insieme agli impressionisti, invito al quale Cassatt aderì con entusiasmo. Libera dalle aspettative della giuria del Salon, ebbe a ricordare in seguito, sentì finalmente che poteva cominciare a vivere davvero come un’artista.
Il teatro divenne uno dei suoi soggetti preferiti. Mentre Degas dipingeva gli attori e Renoir ritraeva le coppie sedute nei palchi, la Cassatt rivolgeva la sua attenzione alle donne tra il pubblico, raffigurandole come un’altra donna le avrebbe viste realmente: colte nel bel mezzo di un pensiero, momentaneamente vulnerabili, piuttosto che in mostra per chiunque le stesse guardando.
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