A partire dagli anni ’50 dell’Ottocento, i fotografi trovarono il modo per ottenere la nitidezza dei dagherrotipi senza rinunciare alla riproducibilità del processo negativo/positivo di William Henry Fox Talbot: sostituirono il negativo di carta con uno su vetro, rivestito di un sottile strato di collodio umido fotosensibile (nitrocellulosa disciolta in etere).
Carleton Watkins fu tra i più abili utilizzatori di questa tecnica; era famoso per le sue fotografie in grande formato dei paesaggi dell’Ovest americano. Per realizzare opere come le sue vedute del fiume Columbia, in Oregon, si sosteneva una notevole fatica fisica: dato che non esistevano ancora metodi per eseguire ingrandimenti, i negativi di vetro dovevano avere le stesse dimensioni di quelle desiderate per la stampa finale, e la macchina fotografica doveva di conseguenza essere grande abbastanza da contenerli. Inoltre il vetro doveva essere rivestito, esposto e sviluppato mentre il collodio era ancora appiccicoso, costringendo quindi il fotografo a viaggiare con un’intera camera oscura portatile mentre esplorava le terre incontaminate dell’Ovest americano.
P.S. Ecco 10 paesaggi mozzafiato degni di una cartolina!
Carleton Watkins