Siete pronti per i festeggiamenti natalizi? Noi per niente, ma restiamo calmi e prendiamoci la nostra dose giornaliera di arte per il momento!
La fotografa autodidatta tedesca Aenne Biermann cominciò a sperimentare con la fotografia nel 1921, realizzando scatti della sua bimba Helga. Nel corso degli anni ’20, quella che era una documentazione fotografica informale si evolvette in una intenzionale pratica artistica. “Fino al 1927 mi sono dilettata nella fotografia in maniera informale”, scrisse in un saggio del 1930, descrivendo il suo lavoro come sentimentale, “per immortalare ricordi e documentare gli eventi”, come la crescita dei suoi figli o scene di viaggi.
Sebbene la ritrattistica rimase centrale nell’opera di Biermann, verso la fine degli anni ’20 aveva allargato la sua attenzione per includere pietre, minerali, fiori, oggetti domestici, paesaggi urbani e architettura. In camera oscura sfidava i limiti tecnici, sperimentando con l’esposizione, lo sviluppo e la stampa per produrre interessanti variazioni. Il fotomontaggio che vi presentiamo oggi esemplifica il suo spirito innovativo: capovolgendo un’immagine degli Champs-Élysées e tagliando da vicino un nudo di Anneliese Schiesser (una sua frequente modella attorno al 1930), Biermann realizza una composizione astratta e audace che gioca con la percezione e la forma.
Nonostante la carriera breve, Biermann fu estremamente prolifica, e realizzò circa 3400 opere prima della sua morte prematura avvenuta nel 1933. Successivamente, la sua famiglia fuggì dalla persecuzione nazista, e gran parte del suo archivio, sia negativi che stampe, fu perduto durante l’Olocausto e i seguenti decenni di tumulti politici in Germania. Solo circa 400 stampe sono sopravvissute fino a noi, rendendo così le sue opere estremamente rare.
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Aenne Biermann